Home Page
[STAMPA]

Persone straordinarie della nostra terra
Il Vescovo Mons. Pietro Zamburlini (1832-1909): fiorirono le vocazioni

Il primo dicembre 1909 spirava per infarto ad Artegna mons. Pietro Zamburlini, da 13 anni arcivescovo di Udine. Aveva 77 anni e, prima di Udine, aveva retto per tre anni la nostra diocesi. Indebolito dalla malattia da diverso tempo, desiderava comunque essere costantemente presente in mezzo ai "suoi figli", tanto che il giorno prima dell’incontro col Padre cresimò due bambini.
Mons. Zamburlini nacque il 15 dicembre 1832 nella parrocchia di S. Michele Arcangelo di Bagnoli, nella provincia di Padova. Entrò giovanissimo nel Seminario arcivescovile della Città del Santo dove, agli inizi del 1858, fu ordinato sacerdote e dove rimase come professore. Nel 1866 ottenne la laurea in Teologia. Continuò ad insegnare nello stesso Seminario per parecchi anni e quindi passò alla Cattedra Teologica dei Sacri riti e Pastorale, che tenne per quattro anni. Già nel 1867, intanto, era stato eletto Rettore del Seminario, facendolo ben presto rifiorire, nonostante i tanti atteggiamenti anticlericali del tempo, mettendo tutto il suo cuore e la sua intelligenza, rimanendo in carica per un decennio.
Nel 1875 mons. Manfredini, vescovo di Padova, lo nominò canonico onorario e nel 1878 canonico residenziale.
Nel 1883 il nuovo vescovo di Padova mons. Callegari lo creò suo pro vicario generale; venne nominato socio dell’Accademia Romana di San Tommaso d’Aquino; nel 1887 assunse l’incarico di vicario generale; nel 1889 divenne arcidiacono del Capitolo.
S. S. Leone XIII lo elevò a vescovo di Concordia il 16 gennaio 1893: fu consacrato il 22 aprile successivo ed entrò solennemente nella nostra diocesi il 16 febbraio1894. Ebbe la carica di arcivescovo di Udine l’11 aprile 1896 e passò a reggere la nuova cattedra il 21 marzo 1897. Prima del solenne ingresso nella nostra diocesi - nel 1894 - il nuovo presule provvide ad effettuare delle nomine: mons. Luigi nob. Tinti, vicario reggente; mons. Carmelo Berti cancelliere e don Carlo Riva vice cancelliere e segretario, confermando "nelle rispettive incombenze tutti e singoli quelli annessi, sia nella direzione e amministrazione del Nostro Seminario…", autorizzando "i sacerdoti in cura d’anime muniti della facoltà d’impartire agli infermi la Pontificia Benedizione in articolo mortis," a continuare a valersene.
In una delle prime visite pastorali il novello vescovo arrivò alla parrocchiale di Valvasone dove si conserva l’antica reliquia della Sacra Tovaglia. Durante il Congresso Eucaristico di Torino del 1894 illustrò in una pubblica adunanza, di fronte ad una platea gremita di cardinali e prelati il noto miracolo del 1294, avvenuto nella parrocchia di Gruaro.
A Padova mons. Zamburlini si era particolarmente distinto per l’attività svolta in seno all’Opera dei Congressi, (la prima organizzazione dei cattolici militanti italiani, sorta nel 1874; fedelissima alle direttive del Papa), stimolo per l’intraprendenza dei cattolici, Opera che aveva promosso tali e tante iniziative che avevano conquistato il pieno consenso della popolazione.
Padova era considerata di gran lunga la diocesi più organizzata d’Italia.
Nella nostra diocesi invece non si era verificato eguale entusiasmo. Fu mons. Zamburlini a spingere il presidente diocesano dell’Opera dei Congressi, mons. Tinti, ad organizzare a Portogruaro, nel 1896, la IX adunata regionale veneta dell’Opera stessa. Tema dell’adunanza era l’impegno dei cattolici - ancora soggetti al dettato dell’enciclica di Pio IX "non expedit"  (in pratica i cattolici né elettori e né eletti) - nell’ambito delle amministrazioni comunali ed in vista delle elezioni nazionali. Giunsero 4.000 delegati da tutto il Triveneto ed oltre 200 associazioni cattoliche mandarono la loro adesione. Fu un successo tanto per mons. Tinti che per il vescovo mons. Zamburlini, grande coordinatore dell’iniziativa.
Nella sua relazione ad limina del 1896 mons. Zamburlini descrive una controversia di confine tra le diocesi di Udine e di Concordia, esprimendo l’auspicio di una ricomposizione. Riguardava la parrocchia di Forgaria, situata nell’arcidiocesi di Udine e la curazia di Casiacco di Vito d’Asio, dipendente da Concordia. I fedeli della prima, residenti alla destra del torrente Arzino, non volevano ricevere i sacramenti dal loro parroco, ma essere accolti nella più vicina curazia di Vito d’Asio. La protesta arrivò fino al rifiuto di trasferire le salme dei defunti nella chiesa di Forgaria, anche perché era richiesta una tassa ritenuta esosa, per cui gli abitanti in questione preferivano seppellire i loro morti nel cimitero di Casiacco, ma senza il funerale ecclesiastico, per il divieto fatto tanto al parroco che al curato di celebrare le esequie. Nella relazione, inoltre, il presule esprime motivi di compiacimento per il Seminario di Portogruaro, che in poco più d’un triennio era passato da 40 a 127 alunni, escludendo gli studenti "esterni" laici - eccezionalmente ammessi agli studi ginnasiali. L’apprezzamento fu motivo di soddisfazione per l’intera diocesi, trattandosi del giudizio di un esperto, date le precedenti esperienze del nuovo vescovo, quale Rettore di Seminario. Dispose anche per i soli convittori era l’ammissione alla frequenza della quinta classe elementare, in preparazione al ginnasio, mentre per tutti erano previsti dei "sussidi" atti alla riduzione della "dozzina".
Un passo della relazione è dedicato alla venerazione delle ossa dei "S. Martiri concordiesi "alle quali è attribuita una speciale virtù per allontanare le malattie e per curare gli ammalati", (oltre ad altri fatti prodigiosi), mediante l’acqua emanata dall’urna ed attribuita alla trasudazione delle loro ossa. In una nota dell’11 marzo 1896 all’Ufficio vaticano preposto all’informazione sui candidati all’episcopato, mons. Zamburlini, dopo un accurato sondaggio, esprime contrarietà all’elevazione episcopale del suo vicario generale, il pordenonese mons. Tinti, che sembrava candidato all’arcidiocesi di Udine. Pur riconoscendone i notevoli meriti, "capacità, scienza teologica, zelo apprezzabilissimo per le opere cattoliche", segnala la poca disponibilità all’ascolto del candidato, dimostrata "specialmente quando venne investito di incarichi specialissimi" durante il periodo di malattia del suo antecessore mons. Domenico Pio Rossi che resse la diocesi dal 1881 al 1892.

Gianni Strasiotto

 


[STAMPA]