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Gli affreschi "minori" del Friuli del Quattrocento: l'inedito Lu Domine
in una ricerca pubblicata da "La Bassa" di Latisana

Nel numero 63 de "La Bassa" viene pubblicata, per la prima volta, la traccia delle opere e della vita del pittore Domenico Della Calza, detto Domenico "Lu Domine"; nato in Borgo Poscolle, operò a Marano, Gemona, Venzone, Fagagna, Udine e Trieste, anche per la confraternita dei Battuti
Dei pittori Antonio Bailetto e Domenico Lu Domine poco o nulla si sapeva. Almeno fino a oggi. Grazie a una ricerca pubblicata sull’ultimo numero della rivista storica "La Bassa", la numero 63, è possibile infatti ripercorre vita e opere di un artista che fu molto apprezzato nel Friuli della prima metà del Quattrocento. L’indagine storica, a cura di Maria Teresa Corso Regeni, ci racconta di un affrescatore nato nel 1380 a Udine, in Borgo Poscolle, che dipinse in diversi luoghi del Friuli-Veneto, associandosi al pittore Antonio Bailetto.
Figlio di un fabbro, Lu Domine si sposò con una donna maranese. È nella fortezza della laguna che l’artista si era rifugiato scappando da Udine, dov’era in pericolo, durante le furiose guerre friulane, tra il 1411 e il 1422. Al tempo parteggiò per i veneziani e non per gli udinesi. Lu Domine visse a Marano per 10 anni e realizzò, tra le altre opere, un San Marco, alcuni stemmi e un Giudizio Universale, tutti affreschi andati perduti.
Dalla moglie maranese Colussia, Lu Domine ebbe molti figli. La donna divenne la sua musa ispiratrice. Nei volti che Domenico dipinse a Marano, Fagagna, Gemona, San Daniele, Trieste, Udine e Venzone, c’è il romantico rimando al volto dell’amata e alle donne di Marano. Anche se la sua dolce metà, come emergerà anni dopo, già era maritata con Simone, un marinaio di Monfalcone, nozze di cui nessuno era al corrente. 
Con Antonio Bailetto, Lu Domine realizzò parecchie opere per diversi committenti tra cui le confraternite dei Battuti presenti sul territorio friulano-veneto, affrescando molte chiese secondo l’impostazione pittorica gotica del momento.
A Fagagna in particolare, nell’edificio sacro dedicato a San Leonardo, a Lu Domine è attribuito il brano del santo che libera i prigionieri. A Gemona fu chiamato a dipingere per la cappella di San Giovanni nella chiesa maggiore e nel Duomo. La sua presenza a Venzone è testimoniata da alcuni scatti fotografici pre-sisma che mostrano i suoi lavori, molti andati perduti, tra cui l’incoronazione della Vergine. A Trieste operò nella chiesa vescovile riproducendo "Le gesta di San Giusto" e l’Incoronazione della Vergine. A San Daniele, invece, dipinse la Giustizia, un San Marco e un San Daniele sotto la Loggia del Comune. A Udine, infine, venne chiamato dalla Confraternita dei Battuti nel 1443-1445 per affrescare le storie di Santa Lucia sulla facciata di una casa (oggi via Mantica) dove la scuola gestiva un l’hospitium per i pellegrini. 
La ricerca storica pubblicata da "La Bassa" rappresenta un prezioso contributo per ricostruire le vicende artistiche dei pittori "cosiddetti" minori del Friuli del Quattrocento. Un percorso inedito, quello curato da Maria Teresa Corso Regeni, che consente di scoprire uno spaccato sconosciuto di un artista florido e singolare. Nelle foto, Affreschi perduti Cappella del Gonfalone, Venzone.

 


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