Home Page
[STAMPA]

La ferma e proficua difesa del vescovo Mons. Paulini
Cav. don Angelo Cuminotto (1880-1960), sopportò le ingiustizie del Podestà e dei fascisti

Furono diversi i sacerdoti diocesani avversati dal fascismo, accusati di propagandare idee socialiste, solo perché portavano avanti con zelo e fermezza i principi sociali della Chiesa. Educare i buoni cristiani ad essere onesti cittadini era alquanto difficile nel ventennio.
Il regime cercò di riservare la formazione dei giovani alla propria esclusiva competenza, mediante "il più grandioso tentativo d’educazione statale della gioventù che la storia ricordi". Varie organizzazioni fasciste si assunsero il compito di istruire a loro modo le associazioni giovanili, avversando in particolare l’Azione Cattolica e costringendo alla chiusura gli Scout. Le tensioni tra i parroci e le autorità del regime si acuirono per le convocazioni nelle festività nazionali o religiose e soprattutto, dal 1935, per l’istituzione del "Sabato fascista", quando "tutta l’Italia si trasformò in una caserma".
Don Angelo Cuminotto, alla guida della parrocchia di Gruaro per oltre cinquant’anni, ebbe a patire a causa della sua fermezza, pur essendo un sacerdote mite, uomo di preghiera e di fede, con una grande passione per la musica, desideroso solo di far crescere spiritualmente le anime che il vescovo gli aveva affidato.
Nacque a Portogruaro il 14 gennaio 1880 e fu ordinato sacerdote il 25 luglio 1902 nella chiesa del Seminario di Portogruaro. Per tre anni e mezzo ricoprì l’incarico di vice cancelliere vescovile e catechista delle scuole elementari maschili e femminili della città del Lemene. Qualche giorno prima delle festività natalizie del 1906 entrò a Claut (la parrocchia territorialmente più vasta della diocesi) come economo spirituale: alcuni mesi dopo fu eletto parroco e vicario foraneo, incarichi che lasciò dopo tre anni per reggere la parrocchia di Gruaro.
Essenziale, instancabile, premuroso negli anni terribili della Grande guerra e nell’anno dell’occupazione, segnati dalla morte, dalla fame, dalla disperazione e dalla paura, edificò i fedeli con la sua pietà, partecipando alle loro sofferenze.
Nel dopoguerra, oltre alle malattie causate dal conflitto, sono presenti molti casi di tubercolosi infantile, causata dai bovini ammalati, il latte dei quali è assunto dai bambini, e tante famiglie non si curano di mandare i figli a scuola: don Cuminotto fa opera di persuasione per far sottoporre a controllo veterinario i bovini e cerca di aiutare, come può, le famiglie per le necessità legate alla frequenza scolastica.
Realizza la Scuola d’infanzia "Madonna della Salute": nel 1922 acquista la casa Coassin e la fa ristrutturare per accogliere i bambini di età prescolare: verrà aperta nel maggio 1924 e affidata alla gestione delle suore francescane Elisabettine di Padova, per la prima volta nella nostra diocesi.
Nel 1926, soppressi i Consigli comunali, a Gruaro una stessa persona ricopre gli incarichi di podestà e di segretario del PNF. Questi avversa il parroco il quale, pur intervenendo nella vita pubblica non ha mai dimostrato alcun entusiasmo per il regime, ma soprattutto è stato un fautore del Partito Popolare. Una nota informativa alla Prefettura di Venezia riporta che a Gruaro si sono svolte manifestazioni fasciste contro il pievano, tanto da richiedere una pattuglia di carabinieri che ne sorveglino l’incolumità. Nel luglio 1927 la popolazione vuole tributare pubblicamene il proprio affetto al parroco in occasione del 25° anniversario della consacrazione sacerdotale. Il podestà organizza una squadra di fascisti, sembra ubriachi, e li conduce sotto la finestra della canonica: ha inizio una notte di terrore con urla, parole turpi, bestemmie, spari di rivoltella.
Il vescovo mons. Paulini difende il parroco dalle accuse dei fascisti di Portogruaro, istigati dal podestà di Gruaro, sostenuto dal prefetto di Venezia e dal sottosegretario di Stato per l’Interno on. Giacomo Suardo (sarà presidente del Senato dal 1939 al 1943): quest’ultimo scrive al gesuita p. Pietro Tacchi Venturi (incaricato da Mussolini per arrivare al Concordato) di sollecitare interventi sanzionatori da parte del vescovo.
Durante tutto l’anno 1928 avviene uno scambio di corrispondenza. L’on. Suardo chiede l’allontanamento di don Cuminotto con una lettera di oltre tre pagine, da cui stralciamo: "Mons. Vescovo di Portogruaro, nel denunciare tali episodi, ha apertamente accusato il Podestà di esserne l’autore (ciò che non si è potuto accertare): mentre d’altro canto pervenivano al Ministero non meno gravi e autorevoli denuncie contro il Rev. Cuminotto (sic), che era dipinto come un irriducibile, per quanto subdolo, avversario del Regime […] non meno meritevole di censura appare la condotta del Rev. Cuminotto, il quale, accesissimo fautore un tempo del partito popolare, non ha ancora saputo liberarsi della sua vecchia mentalità, ne ha voluto o potuto adattarsi". Tra le accuse rivolte al parroco di Gruaro, quella di essersi opposto all’erezione in Ente Morale dell’Asilo-Monumento parrocchiale - da lui realizzato - e di ostacolare le istituzioni giovanili fasciste.
Il vescovo Paulini rimane fermo. Scrive una nota indirizzata al Ministero dell’Interno, retto dallo stesso Mussolini, al Presidente del Consiglio e al Segretario del Partito Nazionale Fascista a difesa del suo sacerdote, dove afferma che il parroco "per l’indole piuttosto timida che ha, sopportò sempre" e che tutto il paese di Gruaro è indignato dal comportamento del responsabile del Comune "e si meraviglia che le autorità superiori lasciano a reggerlo un simile Podestà che non sa vivere che di prepotenze[…] a Gruaro la violenza è divenuta sistema…". Agli inizi del 1929 al podestà viene revocato l’incarico. La più grande sofferenza per la popolazione di Gruaro e per il suo parroco arriva nel 1933. Il comune, insieme con quello di Cavarzere, è scelto per sperimentare la vaccinazione antidifterica, non obbligatoria, sui bambini dai 13 mesi agli otto anni.
Il costo per dose è di 80 centesimi, gratuita per le famiglie non abbienti. Il medico condotto manifesta la sua totale contrarietà a questo esperimento, ma è costretto ad obbedire. Illustra il provvedimento ai due parroci del Comune (l’altra parrocchia è quella di Bagnara), perché a loro volta lo spieghino alla popolazione, assicurandola sulla bontà dell’iniziativa, alla quale nessuno deve sottrarsi. Nell’ultima decade di marzo sono vaccinati 253 bambini: ben presto si notano reazioni da far seriamente impensierire le autorità sanitarie e in seguito si verificano ben 28 decessi, tutti a causa di paralisi, mentre un’alta percentuale resterà irrimediabilmente segnata per tutta la vita.
In questa tragica occasione per i suoi pronti interventi, per la costante azione prudente e paterna, don Cuminotto è nominato Cavaliere della Corona d’Italia, così come all’incolpevole medico, ma questa tragedia segnerà per sempre le vite dei due uomini, uniti dall’angoscia.
La seconda guerra mondiale trova il sacerdote - come i suoi tanti confratelli - vicino a chi soffre, egli aiuta le famiglie in difficoltà, porta nelle case i tristi annunci dei congiunti morti in guerra, provvede materialmente a sostenere parrocchiani e sfollati. Dopo l’8 settembre 1943 apre la canonica ai soldati sbandati e a chi necessita di un rifugio durante i rastrellamenti o è ricercato dai nazifascisti.
Nel dopoguerra dà vita ad alcune associazioni e istituzioni, l’ultima delle quali l’Oratorio "Domenico Savio" per la gioventù. Nel 1952, nella ricorrenza del 50° di sacerdozio il vescovo lo nomina canonico onorario della cattedrale e protonotario apostolico.
Gli ultimi anni sono segnati dalla sofferenza fisica e morale, causata dalle preoccupazioni per i debiti e da qualche ansia pastorale, per l’incapacità di intervenire in una società in cambiamento e per problemi derivati dal fatto di aver delegato la gestione di attività a persone non sufficientemente preparate. Don Franco Zanus Forte, cappellano a Gruaro dal 1955 al 1960, mantiene nel suo cuore un caro ricordo di questo sacerdote, uomo di grande carità, anche se lo ricorda sempre un po’ avvilito. "Mi sentii amato come un figlio. Vecchio, carico d’anni e ammalato si sedeva spesso alla tastiera dell’organo per accompagnare i riti religiosi celebrati dal cappellano. Quando il vescovo mons. De Zanche mi designò come suo segretario, don Angelo, piangendo, lo supplicò di lasciarmi ancora a Gruaro. Mi fermai fino a che il Signore lo chiamò a miglior vita".
L’esperienza terrena di don Angelo termina il 16 gennaio 1960, due giorni dopo il compimento dell’80° compleanno. La sua fine, confortata dalla visita del vescovo e dalla benedizione del S. Padre, oltre che dai SS. Sacramenti, è stata quella dei giusti.

Gianni Strasiotto

 


[STAMPA]