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I Cento anni della Ferrovia
Motta-San Vito e Motta-Portogruaro. Inaugurati il 6 luglio 1913

FRa due tronchi ferroviari Motta di Livenza-San Vito al Tagliamento e Motta-Portogruaro sono entrati in esercizio un secolo fa, il 30 giugno 1913, ed inaugurati il 6 luglio 1913. Il primo è in disuso da decenni, il secondo, dopo diversi anni di chiusura, è stato riaperto nel 2000.
Fin dal 1879 fu deliberata la costruzione della "traversale" Treviso-Motta di Livenza, aperta al traffico nel 1885. Negli anni successivi il prolungamento della linea prima per Portogruaro e poi per San Vito fu vivamente richiesto da questi capoluoghi di mandamento, interessando i parlamentari eletti dai due territori. Le prese di posizione furono molteplici e a Portogruaro fu costituito anche un apposito comitato promotore che cercò ogni possibile appoggio a sostegno di "ragioni topografiche e commerciali, per non lasciare una plaga vasta e fiorente priva di ogni moderno mezzo di comunicazione". Il prolungamento fino a San Vito poggiava sulla sua "specialissima e indiscutibile caratteristica di linea militare di somma importanza strategica". Nel 1907 quest’ultima richiesta venne fatta propria dallo Stato Maggiore dell’Esercito, dopo aver ottenuto che lo spostamento della linea di difesa del confine italiano dalla sinistra del fiume Po alla destra del Tagliamento. Sempre nel 2007 la Direzione delle Ferrovie iniziò gli studi di progetto per la realizzazione dei due tratti. Nel 1909 avvenne l’affidamento dei lavori alla Società Veneta di Padova, avviati nell’agosto dello stesso anno. Determinante fu l’appoggio del politico veneziano Luigi Luzzatti (1841-1927, giurista ed economista), per quattro volte Ministro del Tesoro e poi Presidente del Consiglio dei Ministri, dal marzo 1910 al marzo 1911, al quale, fra l’altro, va riconosciuto il merito per la nascita dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari nel 1903.
La Motta-Portogruaro ha un percorso di km. 17.700 con una sola stazione intermedia a Pramaggiore, in località Belfiore, distante quasi cinque chilometri dal capoluogo. La Motta-San Vito misura km. 27.00 con stazioni ad Annone-Pravisdomini (ubicata in località Santa Fosca di Pravisdomini), Azzano X-Chions e Sesto al Reghena, più una "fermata" a Pravisdomini. Quest’ultima, a ridosso del capoluogo, non era prevista dal progetto, ma ottenuta grazie alla fermezza del sindaco e alla mobilitazione della popolazione, anche se la municipalità fu gravata da alcuni oneri, quali la costruzione dei marciapiedi e la posa della cancellata in cemento. Il comune di Annone a sua volta, benché risentito per l’ubicazione della stazione, lontana dal capoluogo, si accollò alcune spese concernenti migliorie e l’ampliamento del piazzale. Sembra che gli amministratori annonesi, con a capo il sindaco Giuseppe Franchi, non abbiano inteso collaborare nelle preliminari operazioni di esproprio e da qui la "punizione". La stazione, alla fine, fu più ampia delle altre, tutte replicanti lo steso progetto: quattro ingressi con due sale d’aspetto, piccolo magazzino merci interno e servizi igienici esterni. Ogni stazione fu dotata di scalo merci con ampio magazzino, piano caricatore con carico di testa, bilancia a ponte da 30 tonnellate, risultando così "ammessa a tutti i trasporti in servizio interno e cumulativo italiano di viaggiatori, bagagli, cani, giornali, valori, merci, feretri, veicoli e bestiame (inizialmente esclusa Pramaggiore  "per mancanza di strade d’accesso"). Al primo piano c’erano due alloggi. Per la realizzazione dei due tronchi si costruirono tre grandi ponti metallici: sul vecchio alveo del Livenza a due travate indipendenti, sul ramo nuovo del Livenza e sul canale Malgher (al tempo detto Borida) a due binari. Per tre chilometri, dalla stazione di Motta alla diramazione, le linee corrono adiacenti.
I lavori ebbero completamento nel giugno 1913 e il 6 luglio alle ore 7.30 un treno particolarmente addobbato e con la locomotiva imbandierata, partì da Motta con a bordo l’on. Luzzatti, parlamentari e un alto numero di autorità, per il viaggio inaugurale. Breve fermata a Pramaggiore e sosta a Portogruaro con esibizione della banda cittadina che suona la marcia reale, ricevimento in municipio e discorsi di rito, rinfresco. Ripartenza alle 9.40 e arrivo a San Vito alle 10,05, accolti dall’on. Francesco Rota e dal sindaco Morassutti, con il medesimo copione. Partito da San Vito il treno sostò a Sesto al Reghena, accolto dalla banda di Bagnarola, con saluto di benvenuto a Luzzatti da parte dell’avv. Amedeo Sandrini, successive fermate a Chions-Azzano Decimo, Pravisdomini, Annone Veneto-Pravisdomi. Il cronista de La "Concordia" scrive: "Passiamo in mezzo ad una campagna a coltura intensiva, floridissima, popolata da una classe di contadini affezionati alla terra che coltivano e che lungo la via ci salutano festosi. Alla stazione di Annone-Pravisdomini, tra cui primeggia il sesso gentile […] ci chiediamo perché mai si abbia tanto tardato a concedere questa linea che segna la resurrezione di una popolazione laboriosa, forte, gentile".
A Motta di Livenza i festeggiamenti trovarono l’apice: ovunque manifesti, strisce inneggianti gli ospiti bandiere e fiori. Breve ricevimento in municipio e alle 13.30 tutti gli invitati si avviarono alla stazione, vicino alla quale il Comitato per i festeggiamenti aveva predisposto un padiglione "tappezzato da fiori e bandiere tricolori. I coperti sono oltre 600". Dopo il sontuoso banchetto furono pronunciati i discorsi dell’on. Francesco Rota e dell’on. Vittorio Moschini in rappresentanza del portogruarese, quest’ultimo prevalentemente di carattere elettorale, blandamente critico con Luzzatti, esultante per la nuova legge elettorale "che darà alla Camera una nuova fisionomia" (In ottobre si sarebbero svolte le prime elezioni a suffragio universale maschile). A seguire gli interventi dei sindaci di Portogruaro, conte cav. Camillo Valle e di San Vito, cav. Pio Morassutti. Lungo e articolato quello dell’on. Luzzatti, che puntualmente rispose a tutte le richieste presentate dagli oratori, privo di polemica con l’on. Moschini: "…quello che ci unisce è l’affetto alla Patria, l’affetto alla terra di Motta tanto cara al mio cuore". Fra le autorità parlamentari ed ex parlamentari friulani: sen. Elio Morpurgo di Udine, on. Pietro Ellero di Pordenone, on. Luigi Galeazzi di Chions (già sindaco di Pordenone del 1905 al 1909).
Il cronista de "La Concordia" scrive: "Una lacuna dolorosa è stata la completa assenza di ogni atto religioso. Cristiani, noi, e con noi il popolo tutto, avremmo veduto volentieri il sacerdote di Dio invocare la benedizione del Cielo sui trionfi dell’uomo. Da Dio ogni cosa si inizi, dicevano gli antichi, perché, sentenzia lo scrittore ispirato, invano lavora chi non lavora con Dio. A compier le belle imprese / l’arte giova - il senno a parte; / Ma vaneggia il senno e l’arte / quando amico il Ciel non è. Si dirà che la poesia di Pietro Trapassi è stata sorpassata. Per noi è filosofia permanente".
Durante la Grande Guerra dalla stazione di Pramaggiore partirono ingenti quantitativi di legname, prelevati dalla vicina foresta, nota come il "Bosco di Loncon" di Annone Veneto, diretti al fronte dell’Isonzo e verso il Piave durante l’occupazione austro-ungarica. Si ebbe la totale distruzione di un’area miracolosamente preservata per secoli. Gli occupanti utilizzarono il vasto piazzale della stazione di Annone come deposito per le munizioni da inviare al fronte tramite le "decauville" (dette "ferratine"), che collegavano tutti i paesi fino al Piave. Il deposito fu fatto poi esplodere, con gravissimi danni alla stazione ed alle strutture ferroviarie, il 3 novembre 1919. Nella "fermata" di Pravisdomini furono realizzati due serbatoi, alimentati da due pozzi artesiani, per rifornire i treni della Motta-Vienna e una stazione a otto binari per le linee scartamento ridotto. Da qui partiva la Pravisdomini-Visnà, unica linea passeggeri ad arrivare vicino al fronte, collegata con Oderzo e Sacile.
La linea Motta-Portogruaro fu chiusa il 5 novembre 1966, a seguito dei danni dovuti alla tragica alluvione che interessò diversi comuni e in particolare Motta di Livenza; quella per San Vito, dopo oltre venti giorni d’interruzione, fu ripristinata. La prima, dopo un’interruzione d’oltre 33 anni, fu riaperta al traffico il 29 febbraio del 2000, con l’aggiunta della fermata di Annone Veneto, in località Giai. La linea Motta-San Vito fu chiusa al traffico viaggiatori l’1 agosto 1967, mentre continuò a essere utilizzata come tradotta merci fino all’anno 1978, con l’eliminazione delle barriere ai passaggi a livello e segnalando il possibile transito dei (rari) treni con le croci di sant’Andrea. Nel 2011 i caselli della Motta-San Vito sono stati ceduti alla S.p.A. "Acque del Basso Livenza" con sede ad Annone Veneto, mentre circa 25 dei 27 km. della sede ferroviaria sono stati concessi alla stessa in comodato d’uso a tempo indeterminato (dall’innesto della San Vito-Portogruaro allo svincolo di Motta). La società, formata oggi da 19 comuni: uno della provincia di Treviso, 11 di Pordenone e 7 di Venezia, poserà sotto la vecchia sede ferroviaria delle condotte idriche e vi realizzerà sopra una pista ciclabile, ricavando in alcuni spazi oasi di sosta e mettendo a dimora piante autoctone, mentre studierà con i comuni interessati l’eventuale utilizzo delle case cantoniere e delle vecchie stazioni.
Gianni Strasiotto

 


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